Tashakor

di Nico Piro

  • set28

    Af-Pak

    ore0:25

    L’America sembra svegliatasi da un lungo sonno, in questi giorni. Finalmente scopre che i problemi del conflitto afghano risiedono dall’altra parte del confine in Pakistan o meglio finalmente lo ammette in pubblico. E’ un brutto segnale perchè ricorda i tentativi sovietici di colpire oltre frontiera durante l’agonia di quell’altro conflitto afghano. E’ un brutto segnale perchè Stati Uniti e Pakistan sono ufficialmente alleati, proprio dai tempi di quella devastante guerra che poi si rivelò essere la madre dell’estremismo islamico militante e militare. E’ un brutto segnale perchè gli Stati Uniti, chiaramente, non sanno cosa fare, non hanno una strategia per fermare le manovre pakistane.

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  • E’ stato sepolto stamane il capo dell’altra commissione per la riconciliazione (alias fare la pace con i talebani), ha ricevuto onori tributi a pochissimi nella storia recente del Paese, al pari dell’ultimo re Zahir Shah. Funerali diventati una manifestazione politica o meglio una finestra sulla rabbia che ancora cova in Afghanistan (nell’etnia tagika) verso i talebani.

    Certo che chi è riuscito a far ammazzare Rabbani è un gran genio, del male, ma un gran genio. Con una bomba e una vittima, ha ucciso un intero processo di pace e forse dato il colpo di grazia agli equilibri del governo Karzai. Probabilmente quel “chi” corrisponde ad un gruppo di persone molto ben organizzato; un piano del genere richiede mesi di preparazione e soprattutto pesanti infiltrazioni ed una rete di informatori attendibili per essere realizzato.

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  • E’ passato più di un anno dalla morte di Angelo Vassallo e l’omicidio del “sindaco pescatore” di Pollica continua a restare senza colpevoli nonostante le diverse piste seguite in questi mesi, le svolte annunciate, i sommozzatori alla ricerca dell’arma del delitto sui fondali del Cilento. Domani invece saranno passati 26 anni dalla morte di Giancarlo Siani, trucidato dalla camorra sotto casa sua a Napoli perchè era un giornalista che dava fastidio.
    L’avete capito, questa è una digressione rispetto ai temi che di solito tratto nel mio blog, diciamo che oggi parlo dell’Afghanistan di casa nostra.
    L’avevo già fatto un anno fa: Angelo era stato appena ucciso e su questo blog scrissi di getto un ricordo che si intitolava “In memoria di Angelo Vassallo. Quando “fortapasc” non ha confini” con una citazione del film dedicato proprio a Giancarlo Siani. I loro mi sembravano due destini paralleli. Leggi tutto…

  • E’ la terza volta negli ultimi mesi che un kamikaze colpisce con una bomba nascosta nel turbante, “sacro” per ogni afghano del sud perchè è la cosa più intima che un pasthu possa indossare. O almeno è questo il conteggio che ho fatto io, considerando gli attacchi alla moschea dove si celebrava la memoria dell’appena ucciso “re” di Kandahar, il fratello di Karzai, e poi l’assassinio del sindaco della stessa città. Oggi il turbante è esploso in una casa di Wazir Akbar Khan, il quartiere residenziale di Kabul, dove molti ex-signori della guerra hanno costruito le loro case.  La sto prendendo alla larga – lo ammetto – ma la notizia di cui sto scrivendo è di una gravità senza precedenti nel senso che avrà ripercussioni di lungo termine e merita di essere raccontata bene nei dettagli.

    Quando la bomba è esplosa
    oltre a decapitare il kamikaze ha ucciso l’uomo che lo stava abbracciando ovvero l’ex-presidente Burhanuddin Rabbani, che guidò l’Afghanistan dopo la caduta di Najibullah (l’ultimo leader filo-sovietico) prima di venir anch’egli cacciato ma quella volta dai talebani.
    Rabbani aveva avuto da circa un anno l’incarico di guidare il consiglio per la riconciliazione nazionale alias di occuparsi delle trattative di pace con i talebani. Ed è stato ucciso proprio mentre incontrava una delegazione di ribelli. Un altro segnale di come le infiltrazioni talebane ormai siano sempre più capillari negli apparati di sicurezza e più in generale governativi.
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  • La  guerra in Libia non è finita. Si combatte a Sirte, a Bani Walid, a Sabha. Quella che i ribelli hanno definito l’offensiva finale in realtà sta andando avanti a colpi di lente avanzate e rapidissime ritirate. Uno stallo molto simile a quello a cui abbiamo assistito nei primi mesi del conflitto, i mesi della “guerra autostradale” tra Benghazi e Ras Lanuf, con la differenza che adesso i ribelli litigano fra di loro, in un clima di sospetti e divisioni tribali.

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  • No, non stiamo parlando di football americano. Il titolo di questo post è solo una citazione amara del film di Oliver Stone. Perchè parliamo di una partita ma di una di quelle dove ci si gioca tutto, dove ci si gioca la vita: l’incolumità personale, immediata, quanto la sopravvivenza futura in un Paese ridotto ad una macelleria a cielo aperto, la Siria.

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  • set16

    Terrore

    ore14:46

    Sarei tentato di chiamarle venti ore di battaglia, in realtà parliamo di venti ore di terrore.
    Con l’attacco a Kabul di martedì, il più lungo e il più articolato di questi dieci anni di guerra, i talebani (o piú probabilmente gli uomini di Haqqani, ma cambia poco) sono riusciti a portare ad una nuova frontiera il livello di paura nella quale gli afghani vivono immersi ormai da anni.
    Perchè a guardare bene, il bilancio dell’attacco non ha nulla di clamoroso: pochissimi i danni materiali, undici le vittime. Sia ben inteso, anche solo un morto è troppo ma se si guarda agli attacchi a cui l’Afghanistan è abituato, spesso il bilancio degli attacchi (che per giunta ricevono un’attenzione mediatica minima) è ben maggiore.
    Eppure i talebani sono riusciti a riconquistare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, dopo mesi di “rinnovata” disattenzione verso l’Afghanistan. Appunto perchè hanno fatto leva sul terrore, su un nuovo livello di terrore, ed hanno dimostrato che per shockare un’intera città, paralizzare il suo quartiere più sorvegliato, tenere una capitale in scacco per quasi un giorno e ridicolizzando le forze di sicurezza locali possono bastare solo una decina di militanti votati al suicidio. Un’equazione vincente nell ‘algebra del terrore. Leggi tutto…

  • Se qualcuno vi dice “11 settembre”, voi a cosa pensate? Ci scommetto: alle immagini degli aerei che finiscono nelle torri gemelle. Troppo facile indovinare, del resto parliamo della tragedia più mediatizzata di sempre, una pagina di storia vissuta in diretta.

    A questa domanda credo però sia giusto dare una risposta diversa: Afghanistan. Leggi tutto…

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