Tashakor

di Nico Piro

  • La grande assemblea tribale convocata dal presidente Karzai si è conclusa dopo tre giorni di lavori, dei quali gli osservatori occidentali hanno capito molto poco. I meccanismi del potere che si irradiano nella società afghana sono troppo complicati per i non afghani e presuppongono una conoscenza di quel contesto che nessuno (in quest’altra parte del globo) sembra possedere. Per esempio non abbiamo ancora capito se gli anziani, i capi tribali, le donne, gli ex-combattenti e quant’altro chiamati sotto la grande tenda fossero davvero uno spaccato della comunità afghana o solo amici dei Karzai a cui è stata concessa una vacanza a Kabul. Diciamo che (per aggiungere una nota di colore) non sappiamo nemmeno da dove nasca il mito del 39, numero saltato nelle quaranta commissioni della Jirga, perchè in Afghanistan da qualche anno è considerato il numero del “lenone”.

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  • Il sei novembre è stata celebrata – nel silenzio generale – la giornata dedicata ad una particolare vittima di guerra: l’ambiente.
    Una vittima silenziosa e di cui si parla pochissimo. Qualche giorno dopo quello in cui il calendario registrava  “the International Day for Preventing the Exploitation of the Environment in War and Armed Conflict” (forse celebrato poco anche per via di un nome tanto lungo…), è arrivata una notizia dalla Libia che conferma quanto alta possa essere la posta in gioco per l’ambiente in caso di un conflitto.

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  • Prendere un generale che ha passato gran parte della sua carriera ad occuparsi di armi, munizioni, artiglieria nell’esercito americano; mandarlo a Kabul per addestrare le truppe afghane ad usare i nuovi (multi-milionari) veicoli blindati in arrivo dall’America; fargli un’intervista.

    Il risultato di questi tre fattori combinati? Un altro strappo politico-diplomatico-umano tra il governo Karzai e gli Stati Uniti. Leggi tutto…

  • Oggi scrivo totalmente fuori tema, scrivo di un’altra guerra quella che qualcuno molto piccolo (solo per dimensioni ed età) sta combattendo grazie anche all’aiuto di qualcun’altro molto grande (non solo sulla bilancia).

    Luke è un bambino di cinque anni e il 31 dicembre dell’anno scorso era in macchina con la madre, senza preavviso Luke lascia questa Terra…per trentacinque minuti precipita in una sorta di stato vegetativo, sembra morto…Si riprenderà solo giorni dopo, in ospedale, ma a quel punto la rara forma di febbre encefalica che l’ha colpito aveva già fatto i suoi danni…danni cerebrali di notevole entità. Il bambino non riesce a camminare, parla a fatica, ha un braccio bloccato e altri problemi neurologici come se avesse avuto un ictus.Al pronto soccorso avevano detto ai genitori che sarebbe rimasto in ospedale solo quel fine settimana, ci rimarrà oltre cento quaranta giorni.

    Durante questa lunga degenza, i genitori chiedono ad un amico che lavora per i Jacksonville Jaguars, la locale squadra di football americano che gioca nella Nfl, di fargli avere qualcosa, magari una maglietta, che possa aiutarlo ad essere un po’ più felice. Oltre alla maglietta, in corsia, quel giorno (il 5 febbraio) arriva un gigante che Luke da quel momento chiamerà sempre con nome e cognome “Mr. Brad Meester”.
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  • A Kabul, qualche giorno fa, ha aperto il primo impianto per il bowling di tutto l’Afghanistan. Anche negli anni della passione americana della capitale, quando sulle sue strade circolavano imponenti Cadillac e Chevrolet, di questo passatempo a stelle e strisce non c’era mai stata traccia. Del resto, per aprire la bowling alley di Kabul è stato speso quasi un milione di dollari e tenerla in funzione richiede spese enormi, in particolare per i generatori industriali che forniscono la corrente all’impianto a dispetto delle sistematiche interruzioni della linea elettrica comunale.

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  • In questa parte finale del mese di ottobre, in cui  i talebani dimostrano che anche con la “vecchia” e ormai nota tecnica dell’autobomba riescono a colpire all’interno della capitale (e ad infliggere una delle peggiori perdite per gli americani, in un singolo attacco in Afghanistan) e un altro membro delle forze di sicurezza afghane ammazza dei soldati stranieri (tre australiani, uccisi nella provincia di Uruzgan) non poteva mancare un’uscita di Karzai che pensa alla politica estera e riesce, con una sola frase, a scontentare tutti. Non c’è che dire…era difficile ma il presidente ci è riuscito.

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