Tashakor

di Nico Piro

  • Prendere un generale che ha passato gran parte della sua carriera ad occuparsi di armi, munizioni, artiglieria nell’esercito americano; mandarlo a Kabul per addestrare le truppe afghane ad usare i nuovi (multi-milionari) veicoli blindati in arrivo dall’America; fargli un’intervista.

    Il risultato di questi tre fattori combinati? Un altro strappo politico-diplomatico-umano tra il governo Karzai e gli Stati Uniti. Ed è proprio quello che è accaduto dopo l’intervista del Generale Fuller (vice-capo della missione Isaf di addestramento delle truppe afghane) al ben seguito sito web americano Politico.com. Un’intervista nella quale tutto sommato Fuller ha solo raccontato una triste verità, certo peccando in diplomazia.
    Secondo il generale a due stelle il governo afghano non sembra rendersi conto degli sforzi americani in termini di vite umane e in termini economici (la missione di addestramento costa circa 12 miliardi di dollari all’anno) nonostante una drammatica crisi mondiale: “Gli afgani pensano che le strade americane sono lastricate d’oro e che noi tutti viviamo ad Hollywood!”
    Commenti arrivati subito dopo le parole di Karzai su una guerra americana contro il Pakistan (con la promessa di supporto afghano al Pakistan!) e quindi frutto dell’irritazione di un generale che ha passato gran parte della sua carriera in un ufficio e ne sa poco di diplomazia internazionale  ma che (sfogo o meno) raccontano bene di come stiano andando – anche in campo militare – i rapporti tra occidentali e afghani quando si tratta di aiuti economici.
    Fuller parla di richieste frutto di una mentalità plasmata dagli aiuti sovietici fatti di carri armati e aerei da caccia donati pur senza avere i fondi per curarne la manutenzione e trasformatisi in rottami. Un rapporto che Fuller descrive come la storia di quello che chiede da mangiare e vuole del pesce: “Quale pesce? Il pescespada perchè il merluzzo non mi piace…ma il merluzzo è sul menù di oggi!”.

    Gli Stati Uniti e gli afghani sono ai ferri corti su questo punto, gli americani non vogliono dare a Kabul mezzi costosi che finirebbero poi in rovina senza la giusta manutenzione. Sta cedendo su alcuni punti come i costosi blindati arrivati di recente ma mostrati alla stampa su un camion perchè gli afghani non sanno ancora guidare veicoli così sofisticati. Ma il problema generale resta ed è un problema che può essere esteso a tutto il rapporto tra afghani e occidentali in termini di aiuti allo sviluppo. Da un lato c’è l’idea che gli occidentali sono illimitatamente ricchi, dall’altra c’è il tentativo di dare in maniera giusta ma badando ai propri interessi. Di mezzo c’è la complessa mentalità afghana in fatti di mediazione e il cancro della corruzione. Un puzzle difficile da ricomporre.

    A proposito, e Fuller? E’ stato rimosso dall’incarico. Se ne torna a casa con una brutta figura ed un grosso vanto, dal bilancio di previsione del 2012 era riuscito a stornarnare un miliardo e seicento mila dollari di spese che non riteneva utili.

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