Tashakor

di Nico Piro

  • Per il quinto anno consecutivo, è salito il numero di morti innocenti in Afghanistan. Nel suo consueto rapporto, la missione delle Nazioni Unite nel Paese ha contato 3,021 vittime nel corso del 2011.  Si tratta di donne, vecchi, bambini, uomini senza divisa nè armi ovvero non appartenenti a nessuna delle due fazioni in conflitto; appunto vittime innocenti.

    Conta poco che la quota di morti ammazzati attribuiti alla missione occidentale sia diminuita, eppure il capo dell’Isaf, il generale Allen, se ne è rallegrato: “Every citizen of Afghanistan must know ISAF will continue to do all we can to reduce casualties that affect the Afghan civilian population. This data is promising but there is more work to be done,” said Allen. “Even one civilian casualty is a tragedy and I will continue to direct each member of the coalition to work to drive the number of ISAF-caused civilian casualties to zero.”

    I tre quarti degli innocenti uccisi è da attribuire all’opera dei talebani e della guerriglia in genere.

    Se il totale generale è aumentato dell’8%, in particolare è aumentato il numero delle vittime uccise da attentatori kamikaze: 450 persone. In pratica a parità di attentati, il numero totale delle vittime è cresciuto dell’80%. A pesare nelle statiche il drammatico attentato contro gli sciiti a Kabul il 6 dicembre scorso.
    E’ aumentato anche il numero delle vittime per le IED, le bombe di varia fattura e “modello”, nascoste lungo le strade. A riprova di come questi ordigni abbiano visto aumentare la loro potenza.

    La cosa che più mi intristisce ogni volta che leggo questi rapporti, ogni volta che arriva una notizia del genere, ogni volta che muore un innocente è l’utilizzo del termine vittime civili a voler rimarcare che non si tratta di vittime combattenti, nè soldati, nè guerriglieri. Ma cosa c’è di civile nell’uccisione di un bambino che andava a scuola? Di un padre che andava a pregar? Di una famiglia che andava ad un matrimonio? Evidentemente nulla…anzi c’è tutta l’inciviltà che una guerra possa generare.

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