Tashakor

di Nico Piro

  • Cinquantamila dollari sono tanti e non solo in Afghanistan, è la somma consegnata ai parenti per ognuna delle sedici vittime della strage di Kandahar. All’incirca dieci volte in più delle “compensazioni” che normalmente l’Isaf paga in casi del genere. Del resto questa volta li hanno chiamati “i soldi del presidente Obama” come è stato detto ai parenti.

    Non è chiaro se la somma sia stata pagata anche per la diciassettesima vittima  della strage, spuntata a sorpresa durante l’iter giudiziario in America nonostante il conteggio dei cadaveri fosse appunto di sedici. Uno di quei corpi di giovane donna portava in grembo un bimbo e i giudici americani hanno ritenuto di aggiornare il conto dei capi d’accusa.

    Blood Money. In Afghanistan, i parenti delle vittime possono concedere il perdono all’assassino in cambio di un pagamento in denaro, è un’ancestrale regola tribale da leggere nel contesto di una società arcaica che cerca, in tradizioni del genere, un meccanismo per prevenire le interminabili faide. In questo caso le autorità afghane hanno precisato che non si tratta di questo genere di pagamento ma solo di un aiuto alle famiglie, un modo per dire che comunque si aspettano giustizia dall’America.

    Ma i dubbi sul processo americano continuano a crescere: il sergente Bales avrebbe agito in due tempi secondo l’ultima ricostruzione; in mezzo un temporaneo ritorno alla base. Elementi che cozzano con l’ipotesi del killer “solitario” sin’ora unica sul tavolo. Intanto monta l’onda mediatica negli Stati Uniti sulla figura del sergente “bravo ragazzo” ma stressato dalla guerra…l’anticamera di una mini condanna per attenuanti psichiatriche?

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