Tashakor

di Nico Piro

  • Dopo l’ennesimo episodio di “green on blue” ovvero di alleati afghani, non talebani, che ammazzano soldati occidentali (in questo fine settimana, quattro americani uccisi da un poliziotto nella provincia di Zabul), la Nato ha preso una decisione drastica e radicale.
    Per evitare il “green on blue”, i “green” (poliziotti, guardie di frontiera e militari afghani) resteranno da soli, senza “blue” (soldati della colazione).  In pratica da oggi sono sospese le pattuglie congiunte, verranno effettuate insieme solo operazioni di livello superiore non quelle ordinarie, i quotidiani pattugliamenti.

    Nonostante le precisazioni in militarese del comando Isaf (è solo un provvedimento provvisorio legato alle tensioni per le proteste sul film blasfemo anti-Maometto), c’è poco da dire: si tratta di un duro colpo alla strategia Isaf. Al momento la coalizione ha solo un obiettivo: addestrare le forze di sicurezza locali in vista del 2014. Quello di sconfiggere i talebani è ormai tramontato. E’ evidente che se si sospendono le pattuglie congiunte la “ragione sociale” della missione stessa viene meno. Del resto poche settimane fa era stato sospeso il reclutamento nella forza di polizia locale (ALP, una milizia locale) per l’altro numero di incidenti di cui i suoi membri si erano resi protagonisti ma anche perchè essendo un corpo di polizia minore era ben più facile metterlo in “pausa” rispetto alle altre forze di sicurezza.

    Queste le statistiche sugli attacchi di poliziotti e militari contro soldati occidentali:– 2007 – 2 attacchi, 2 soldati isaf uccisi
    – 2008 – 2 attacchi, 2 caduti
    – 2009 – 6 attacchi, 10 caduti
    – 2010 – 6 attacchi, 20 caduti
    – 2011 – 21 attacchi, 35 caduti
    – 2012 (a tutt’oggi) – 36 attacchi, 51 caduti

    La progressione è impressionante. Alla macchina di propaganda dei talebani, che alla notizia di ogni attacco del genere parla di un proprio infiltrato, la Nato risponde sempre con una terminologia vaga (per esempio, attacco compiuto da un uomo con la divisa afghana…). In realtà secondo fonti Isaf, solo un quarto di questi attacchi è legato ad attività della guerriglia, il restante 75% sarebbe frutto di screzi personali e altre questioni e dispute (per esempio la corruzione).

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